Logo_lituania

Si è tenuto dal 16 al 22 maggio 2013 il Training Course Program about Human Rights Journalism – Hate Speech per aspiranti giornalisti, organizzato e gestito dal National Institute for Social Integration di Vilnius con la collaborazione di Mike Jempson, docente presso l’Università di Bristol (UK). Il corso, per la prima volta aperto a studenti stranieri, ha coinvolto venticinque ragazzi di età compresa tra i 19 e i 30, provenienti da Bulgaria, Inghilterra, Italia, Lettonia, Lituania e Spagna, seguiti e coordinati, oltre che dal professor Jempson, da Neringa Jurčiukonytė (direttrice del National Institute for Social Integration), Paulius Valatkevičius e Akvilė Žaromskytė.

L’educazione non – formale, il largo uso di giochi di ruolo, gli allenamenti per il corretto utilizzo del corpo come mezzo espressivo, i lavori di gruppo e i dibattiti sono stati gli elementi principali della metodologia di insegnamento prescelta dagli organizzatori. Gli obiettivi principali del corso consistevano nel pervenire ad una corretta definizione di hate speech e di libertà d’espressione, tracciando differenze e distinzioni tra i due concetti, e di analizzare vari casi di hate speech all’interno dei più diffusi canali di comunicazione, specialmente quando riferiti a categorie sensibili. La settimana di corso è stata scandita da un fitto calendario di iniziative, confronti e lezioni, tenute, oltre che dal professor Jempson, da alcuni ospiti. Il 17 maggio il corso è stato inaugurato da un dibattito di Mike Jempson sull’idea di hatred, non una semplice manifestazione di odio ma una più deleteria sensazione di livore sotterraneo. Il 18 maggio Rūta Ruolytė, un dottorato in scienze sociali in tasca e una lunga fila di esperienze alle spalle, ha proposto un secondo dibattito sull’idea di diversità partendo dalla performance di un ragazzino disabile su Britain’s Got Talent: Jack Carroll, nato nel 1998, soffre dalla nascita di paralisi cerebrale infantile, un disturbo della postura e del movimento che lo ha costretto alla sedia a rotelle; ciò non ha impedito a Jack di conquistare una grossa fetta di audience in veste di comico, ironizzando sulla propria condizione. La verve comica di Jack è innata; l’oggetto del proprio ironizzare è solo una contingenza.

Il pomeriggio è toccato a Jamil Majid, nella duplice veste di corsista e insegnante, trattare il tema delle Logical Fallacies, frequenti nella scrittura giornalistica: partire da argomenti basati su determinate premesse per giungere a conclusioni giudicate logicamente consequenziali ma in realtà totalmente contrarie ad esse.

Il 19 maggio gli studenti del corso hanno potuto scambiare opinioni con Viktor Topol, giovane paraplegico lituano la cui disabilità non ha impedito di diventare campione di body building in patria né di classificarsi terzo al Lithuanian Got Talent Show nel 2009: «la disabilità»,concluderà Viktor, «non sta nelle gambe, ma in testa».

Il 20 maggio Artjom Konohov, conduttore di un programma radiofonico lituano fondato sul giornalismo investigativo, ha esposto le ragioni dell’importanza, ancor oggi, di un mezzo di comunicazione ritenuto spesso superato. La radio genera intimità con gli ascoltatori, e permette di approfondire questioni complesse dove la fissità della carta stampata (anche su schermo) risulterebbe perdente. Non mancano avvertimenti sul dovere alla chiarezza del buon giornalista, sempre pronto a correggere il tiro degli intervistati, magari quelli capaci di confondere consapevolmente pedofilia e omosessualità.

Il 21 maggio il video-documentaristaAudrius Lelkaitis, dopo avere proiettato un significativo documentario sulla vita di una comunità Rom lituana, e sui pregiudizi dei propri concittadini, non ha lesinato rimproveri alle televisioni del proprio paese, sempre pronte a diffondere stereotipi e maldicenze: «se c’è un incidente d’auto, è molto più facile dire: Ooh, era un ragazzo Rom! E poi tutti pensano: Oh, è il ragazzo Rom, che non sa guidare. Di solito guidano ubriachi. Non diciamo, per esempio, il guidatore era russo, perché abbiamo un sacco di automobilisti russi qui, in Lituania. Questo è giornalismo sciatto. È molto più facile usare stereotipi».

La conclusione del corso ha visto nascere un vero e proprio codice di condotta del giornalista onesto, fissato in ventiquattro punti, tra i quali ricordiamo qui: dimostrare la propria umanità; usare argomenti basati sui fatti e non sugli stati d’animo; dire la verità senza paura.

Barbara Distefano
Gherardo Fabretti
Chiara Grasso

journalism_education_programme