di Chiara Buccheri, Federica Frazzetta e Cesare Trentuno.

Dove eravate?

Il seminario Intercultural and Democracy-Learning in Europe of Diversity ha avuto luogo a Bad Bevensen, una piccola cittadina di circa 8.000 abitanti, ad un’ora di treno da Amburgo, nel nord della Germania. Siamo stati ospitati dal Gustav Stresemann Institut, una fondazione che si occupa di formazione, educazione non formale, e che ha organizzato ed implementato il seminario.

Chi ha partecipato al seminario?

Al training sono intervenuti diversi partners europei, che si occupano di minoranze e politiche giovanili. Hanno partecipato in maggioranza organizzazioni tedesche, due associazioni francesi, una croata, una ungherese e una rumena, oltre all’Arci Catania per l’Italia.

Qual era il tema del seminario?

Attraverso il seminario abbiamo tentato di dare una definizione del concetto di “cultura” e trattato le tematiche della diversità e dell’alterità. Particolare enfasi è stata data alla condizione delle minoranze (etniche, culturali, linguistiche etc.) in Europa, come ad esempio quella ROM all’interno del contesto tedesco ed ungherese, a cui si è fatto particolare riferimento. Si è affrontato inoltre il tema della risoluzione dei conflitti umani ed è stato infine riservato uno spazio alla progettazione in seno al programma Youth in Action.

Che metodologie avete utilizzato?

Da un lato è stata utilizzata la modalità classica dell’apprendimento formale, attraverso piccole lezioni frontali e conferenze; comunque veniva richiesta la partecipazione attiva dei presenti ai dibattiti. Un esempio è la visita di Christian Wolpers, che si occupa della minoranza ROM in Germania (denominata Sinti), il quale ci ha parlato della condizione dei ROM durante il periodo nazista. A seguito del suo intervento, un’attività collettiva ha permesso ai partecipanti di condividere col gruppo le proprie riflessioni ed esperienze sull’argomento.

D’altro canto sono state utilizzate diverse pratiche di apprendimento non formale, come giochi di ruolo e simulazioni, finalizzate ad acquisire le tematiche trattate attraverso l’esperienza diretta. Un’attività realizzata con le carte da gioco, il “Casino of Encounters”, ci ha permesso di affrontare la tematica dell’ambiguità e della cooperazione tra gruppi; un gioco di ruolo come quello degli “Albatros” ci ha posti di fronte all’interpretazione dei diversi sistemi di significato creati dalle culture e all’influenza degli stereotipi sulla nostra percezione della realtà.

Quali prospettive future?

Attraverso il seminario abbiamo acquisito una metodologia di lavoro differente e soprattutto incontrato altre realtà associative con cui vorremmo collaborare in futuro.

Alla fine del seminario abbiamo avuto la possibilità di elaborare insieme delle idee progettuali condivise.